Tornare in Giappone è sempre un esercizio di umiltà. In 10 giorni ho cercato di incastrare il rigore della pianificazione con la necessità di lasciarmi stupire. Ho imparato che l'itinerario perfetto, quello scritto sulla carta al minuto, è solo un punto di partenza. Le ore più belle? Quelle in cui ho deciso di ignorare la mappa, perdere il treno programmato e farmi guidare dall'istinto in un quartiere secondario di Tokyo. Un pianificatore deve saper lasciare spazio all'imprevisto. I miei itinerari per i clienti sono costruiti con la stessa logica: una struttura solida per garantirvi sicurezza ed efficienza, ma con quei vuoti di programmazione necessari per permettervi di innamorarvi di un luogo che non avevate nemmeno considerato.
L'imprevisto crea la magia.